C’è una frase, in questo romanzo, che mi ha costretta a posare il testo per qualche secondo:
“Erano entrambi esausti, come se avessero cercato di lavar via dal loro matrimonio ogni macchia, sottoponendolo a ripetuti risciacqui che ne avevano logorato la trama. Gli orribili aloni non erano venuti via.”
Sette mesi di terapia di coppia racchiusi in una sola immagine domestica. Ryder non spiega, non analizza: trova la metafora giusta e te la mette davanti. Poi prosegue. Questo è il suo stile e capirlo è stato il primo passo per renderlo in italiano.
L’amante di mio marito esce il 14 aprile per Bookouture. Jess Ryder è un’autrice britannica che ha già firmato diversi thriller psicologici di successo, tra cui The Ex-Wife, diventato una serie televisiva dopo la pubblicazione. Non è una semplice nota biografica: Ryder arriva anche dalla sceneggiatura e si sente in ogni pagina. I suoi capitoli sono scene, nel senso tecnico del termine: hanno un ingresso, uno sviluppo, una torsione finale. Non si perde mai in descrizioni ornamentali. Ogni dettaglio che sceglie — un paio di scarpe italiane ai piedi della terapeuta, un messaggio WhatsApp rimasto senza risposta, il rumore di passi su un sentiero di montagna — svolge una funzione narrativa. Nulla è lasciato al caso.
Il romanzo ruota attorno a Sophie, una donna che sa di essere stata tradita dal marito, Ryan, ma non sa con chi. C’è una cosa che lui non le ha mai detto: il nome dell’amante. Ci sono stati sette mesi di terapia di coppia, tentativi di perdonare, di ricominciare — e quella mancanza, un nome, soltanto un nome, che non smette di bruciarle dentro. Quando il gruppo di nuoto di cui fa parte organizza una settimana in un rifugio sperduto della Scozia, senza campo né Wi-Fi, Sophie parte convinta che l’amante di suo marito sia una delle altre partecipanti. Una delle quattro donne del gruppo.
Fin qui, la trama. Ma il vero gioco si svolge altrove.
Accanto ai capitoli di Sophie ce ne sono altri, in prima persona, affidati a un personaggio che l’autrice chiama semplicemente “la Nuotatrice”. Non ha un nome, almeno non subito. Ha però una voce — ed è quella voce il cuore oscuro del libro. Controllata, ironica, metodica, tradisce una familiarità con Sophie che mette i brividi. Eccola mentre pensa al viaggio imminente:
“Voglio dormire con Sophie. Chissà se russa o parla nel sonno, magari sbava sul cuscino o ha degli incubi e si sveglia madida di sudore... Saremo come delle studentesse in un dormitorio: rideremo al buio, confidandoci segreti, condividendo le nostre speranze e le nostre paure.”
Ciò che rende questa voce così efficace è il fatto che non si presenta mai come apertamente mostruosa — anzi, è quasi affettuosa. È il tipo di ironia che Ryder sa maneggiare meglio: quella che ti strappa un mezzo sorriso un attimo prima che tu capisca che non dovresti sorridere.
Tradurre un romanzo a doppia voce è un esercizio di equilibrismo. Le due narratrici devono suonare diverse — nel ritmo, nel tono, in ciò che scelgono di osservare. Sophie pensa per accumulo: i suoi monologhi interiori procedono per elenchi, ripetizioni, domande che restano in sospeso. La Nuotatrice, invece, è più tagliente, più sintetica, attraversata da una vena di humour nero che affiora nei momenti meno attesi. Tenerle distinte in italiano, senza forzare né appiattire l’una o l’altra, è stato uno degli aspetti più impegnativi — e più stimolanti — dell’intero lavoro.
Ryder evita quasi sempre le spiegazioni psicologiche esplicite. Non ti dice che un personaggio è manipolatore: te lo mostra nel modo in cui formula una domanda, nel modo in cui sceglie le parole. È una scelta da autrice che si fida del lettore e sa quanto conti, in un romanzo, ciò che resta sottinteso.
C’è un’ultima cosa che mi è rimasta, finito il lavoro. Il nuoto in acque libere non è solo lo sfondo del romanzo: ne è il sistema nervoso. Per Sophie, l’acqua fredda è un antidoto al caos mentale, l’unico luogo in cui riesce ancora a sentirsi se stessa. Ma è anche il territorio in cui si annida la minaccia. Ryder tiene insieme questa tensione — tra benessere e pericolo, tra fiducia e inganno — con grande naturalezza, senza mai spiegare troppo, senza mai dire più di quanto serva.
L’amante di mio marito è un thriller che sa dove colpire. Non nei momenti di violenza esplicita, ma nella routine del tradimento, nella banalità dei segreti tenuti troppo a lungo, nelle conversazioni che sembrano normali e non lo sono. È in quello spazio — sottile, scomodo, molto umano — che il romanzo vive davvero. Tradurlo ha voluto dire soprattutto questo: non smussarne gli angoli.
L'amante di mio marito di Jess Ryder è in uscita il 14 aprile per Bookouture.
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